PROLOGO: I magazzini SunFlower ImpEx Inc, Chicago

 

La SunFlower ImpEx Inc. vantava una lunga tradizione di affari che risaliva al 1900, primissima azienda ad essere fondata il 1° gennaio di quell’anno come buon auspicio. E si può dire che, fra alti e bassi, l’idea aveva funzionato.

E se due guerre mondiali erano state manna per i suoi affari, i ruggenti anni venti avevano segnato per essi il punto più basso: Al Capone era il vero padrone della città, e il suo desiderio era che la SunFlower si occupasse dei suoi traffici di alcoolici. La coercizione armata non era considerata una scusa agli occhi dei paladini del governo, e solo con grandi fatiche e cavilli legali l’azienda riuscì a sopravvivere. Il patriarca e fondatore, Simon Mayflower, mise in chiaro ai suoi eredi che non ci sarebbero stati altri loschi commerci o un procuratore si sarebbe assicurato che l’azienda venisse chiusa su due piedi e ogni merce sospetta denunciata alle autorità.

Nel 2010, i discendenti di Simon Mayflower avevano scoperto che una grave crisi economica nazionale poteva spingerti ad essere…creativo. I loschi affari deplorati da Simon erano ripresi, e con essi era tornato il racket. Svariate organizzazioni puntavano a controllare l’azienda per le nuove merci della morte, dalle armi alla droga agli schiavi per il lavoro nero. Era una guerra con un solo vincitore possibile.

E dove c’era una guerra, c’erano i pacificatori per risolverla.

Dio ci aiuti.

 

 

MARVELIT presenta

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Episodio 19 – Nell’episodio di stasera…

Di Valerio ‘non sparate sul pianista’ Pastore (victorsalisgrave@yahoo.it)

 

 

“Mack, cosa voleva dire quell’ultima frase?” bisbigliò una delle figure fra le ombre. Ad eccezione dei riflettori della nave che gettavano una luce sovrannaturale sul molo, l’area dei docks era buia e senza altra sorveglianza che non fosse quella degli uomini armati. Uno sciame di marinai e personale della SunFlower si occupava di trasportare cassoni da e per la nave.

“Tranquillo,” rispose una voce femminile all’auricolare. Una sfera metallica, nera e lucida, osservava con il suo occhio elettronico la scena dei magazzini insieme alle altre ben disseminate nell’area. La telecamera indugiò un attimo su chi le aveva posto la domanda, per poi tornare ad inquadrare per bene l’insegna aziendale. Con il filtro speciale, era visibile come fosse stata dipinta a neon. “Al pubblico piacciono le uscite ad effetto in questi prologhi. Fa dramma.”

La prima figura nell’ombra stava per replicare, quando sentì una voce femminile nell’auricolare. “Basta con le chiacchiere, gente: abbiamo aspettato abbastanza, l’audience è alta e così la suspence. Ora il pubblico vuole l’azione. Siete pronti, eroi?”

 

Loro erano nati pronti!

Non altrettanto le persone presenti nel magazzino. Il turno di notte, per quanto quello più pieno di attività, era anche il più tranquillo quanto a problemi di sicurezza. Da quando il capo aveva vinto la guerra per il controllo dei docks, non era più volato un solo proiettile. La sorveglianza era quasi una formalità.

Grave errore!

Toc toc! Sono qui per voi, bei porcellini!” Le parole, più ruggite che parlate, riuscirono a sovrastare il fracasso della parete rinforzata che andò in pezzi come compensato, sotto la potenza dei muscoli del licantropo. Certo, alla velocità con cui si muoveva, avrebbe potuto schizzare dentro direttamente dall’ingresso. Ma l’idea era di fare qualcosa di totalmente imprevedibile, a beneficio del caos che sarebbe seguito e degli spettatori che adoravano vedere le cose andare in frantumi! Le guardie, presenti solo a difesa degli uffici al piano superiore e all’ingresso, rimasero di stucco per pochi, preziosissimi secondi. Secondi durante i quali il mostro lupino mieté vittime fra il personale e i marinai, a colpi di pugni e artigli. Era come vedere una cometa buttare giù birilli. Di tanto in tanto, si intravedeva un bagliore di zanne e di occhi lucenti. Le urla di terrore si unirono al suono della sirena e dei piedi di chi correva via per mettersi in salvo.

Finalmente, una guardia riuscì a sparare alla schiena della creatura, che si irrigidì ululando il suo dolore per i colpi calibro 45. Teoricamente, sarebbe dovuto morire sul colpo.

La guardia se la ritrovò addosso in un baleno. Vide il muso sbavante e pieno di zanne spaventose ad un centimetro dal suo volto. Non si accorse neppure della mano artigliata pronta a colpire perché svenne.

Moonfang, lascia stare,” disse la stessa voce femminile nell’auricolare. “Ricorda, niente morti o il prossimo pubblico che vedremo sarà quello di un tribunale. Pensa a fare la guardia, ora”

Lui voltò la testa verso…un magazzino ormai deserto. Un misero foglio di carta spostato dal vento accompagnò il suo uggiolio.

 

I marinai e gli addetti fuori dal magazzino, nel momento in cui si udirono i primi suoni della battaglia, si scambiarono occhiate perplesse. Poi videro i loro colleghi correre fuori urlando in preda al panico, dirigendosi verso la nave. E decisero di imitarli…

Una specie di fulmine esplose ai loro piedi, fermandoli dov’erano! Chi non era rimasto abbagliato da quella manifestazione, vide la saetta scavare un solco nel cemento del molo, fino al pontile, per poi ridurlo in cenere.

“Si andava da qualche parte, gente?” fece una voce allegra sopra di loro. E videro questo stallone alato, dal manto bianco e le finiture dorate…come tutta d’oro era l’elegante armatura di chi lo montava: una donna, se le forme del guscio metallico erano indicative. Una donna in oro che stringeva in mano una lancia forgiata a forma di doppio fulmine. “Siete in arresto per traffico umano e complicità in schiavismo! Se vi arrendete adesso…”

Tutti alzarono le mani.

“Mai che mi facciano divertire,” fece l’amazzone a fil di voce.

“Tranquilla, tesoro, sei stata bravissima! Abbiamo già i primi twitties di approvazione. Tieni d’occhio questi perdenti, mentre gli altri finiscono il lavoro.”

 

A bordo della nave, il capitano, un uomo di chiare origini asiatiche, era pronto a rischiare di affondare la nave pur di partire immediatamente. Sul ponte, stavano togliendo rapidamente gli ormeggi, mentre lui latrava istruzioni alla sala motori -e sì, al diavolo che non avessero fatto ancora rifornimento! Ma da dove saltavano fuori questi buffoni?!? Quella non era la maledetta New York!

Bussarono alla porta.

Imprecando, il capitano andò ad aprire…e quando lo ebbe fatto, si trovò colpito al mento da un bel diretto guantato di rosso!

Entrò nella cabina un uomo dalla folta capigliatura biondo-rossiccia ed un costume rosso e blu con una grossa ‘I’ bianca stilizzata sull’addome. “Mr. Immortal e i Vendicatori dei Grandi Laghi segnano un altro punto!”

“Vacci piano, campione. E comunque, va bene che lo hai steso al primo colpo, tanto un trafficante di persone non merita di meglio agli occhi del pubblico. Ma la prossima volta, qualche cazzotto in più non ci starà male.”

 

Sul ponte, i marinai erano quasi pronti a sganciare tutti gli ormeggi…quando un suono spaventoso riempì l’aria! In un istante, tutti i vetri degli oblò andarono in frantumi! Gli uomini caddero in ginocchio, reggendosi le orecchie sanguinanti. Qualcuno, pietosamente, svenne.

Una figura femminile dalle ampie membrane alari fissate alle braccia, dalla pelle rosa, coperta solo da un body bianco leggero, atterrò sulla cabina di comando. Quando la porta si aprì, ne uscì un Mr. Immortal visibilmente frastornato, che reggeva sottobraccio il corpo inerte del capitano. “Dinah Soar, sei la cosa più bella della mia vita, ma la prossima volta, ti prego, avvertimi.”

Lei emise uno strano verso come un cinguettio incuriosito, mentre con gli ampi occhi interamente neri lo seguiva andare verso l’accesso al ponte inferiore. Fece per seguirlo, ma la familiare voce femminile le disse, “Niente da fare, ragazza: tu devi stare di guardia insieme a Thundersword come stabilito.”

 

I due marinai armati riuscirono finalmente a ritrovare l’uso dell’udito. Anche dalla stiva si era udito come il grido di una sirena arrabbiata, e sembrava che le pareti tremassero.

发生了什么事” Chiese uno.

不管你知道如何对待他们如果有任何问题” L’altro fece scattare il caricatore dell’Uzi. C’erano ben tre container di cui occuparsi. Se non potevano piazzare la merce, dovevano liberarsene, questi erano gli ordi* “” Il pugno che lo colpì dietro il cranio lo mandò al tappeto all’istante.

Il secondo marinaio si voltò di scatto. “发生什么” ebbe giusto il tempo di chiedere, prima di trovarsi avvolto da una massa color viola e nero! La stessa massa si avvolse intorno alla testa, soffocandolo rapidamente fino al punto da fargli perdere i sensi. “E questo risolve gli ultimi seccatori,” disse la massa, rilasciando il prigioniero per poi trasformarsi in un uomo dal corpo elastico e piatto. “Un punto per Flatman!” Toccò l’auricolare. “Doorman, allora a che punto sei?”

In risposta, una sagoma umana, di un nero intenso ed assoluto, apparve in uno scintillio sul portello del container. Un attimo dopo, attraverso quello strano varco, donne, ragazzi e giovani, tutti di origine asiatica, uscirono rapidamente dalla loro prigione! Flatman osservò stupefatto quella fiumana di gente sporca, malnutrita e soprattutto terrorizzata. Per quanto lo staff lo avesse preparato a vederne di cotte e di crude, per quanto la cronaca si prodigasse di particolari quanto più macabri su questo ignobile traffico… Niente lo aveva preparato a testimoniarlo dal vivo!

“Bene così, mister,” disse la voce femminile dalla regia. “Niente è toccante come un supereroe capace di mostrare emozioni umane. Non ho mai sopportato i Capitan America tutti statuari.”

L’elastico eroe lasciò perdere cosa ne pensasse di quelle ‘lodi’. Invece, osservò il numero dei disperati aumentare mano a mano che Doorman si trasformava in un varco verso la libertà…Per quanto quegli schiavi mancati fossero liberi solo di essere curati e nutriti prima di essere rispediti a casa, in qualche oscura regione nell’entroterra cinese. Non erano rifugiati politici, erano solo disperati che nella loro patria erano stati dignitosi contadini, prima che le loro terre venissero espropriate per una somma ridicola. Divisi fra l’amore per la loro terra natale e la pura e semplice fame, fra la prospettiva di un lento declino nella loro stessa patria e una seppur minima speranza in una terra straniera, tanti usavano i loro ultimi risparmi per la seconda. Tornare indietro a questo punto era una condanna a morte… Ma cosa potevano fare per loro i Vendicatori dei Grandi Laghi?

“Che vi piaccia o no, eroi, potete solo proteggerli fino a quando il distretto per l’immigrazione non si prenderà cura di loro. Doorman, mi occorre un po’ di concentrazione, ti sei esercitato?”

La macchia sul container si mosse e divenne una figura umana sempre totalmente nera, ma con un paio di occhi bianchi romboidali. “Sono pronto quando volete.”

“Allora dacci dentro. Arriva la bumba.”

Poco dopo, attraverso il corpo dell’eroe iniziarono a passare scatole e scatole con su scritte in cinese. Flatman si frappose fra esse ed i prigionieri che fissavano avidamente quei preziosissimi doni. Parlando in un fluente cinese, disse, «Provvederò io alla distribuzione del cibo, signori. Per favore, non affrettatevi. Ci sono farmaci, cibo e acqua per tutti. Ecco, così, passateveli. Ne abbiamo per tutti…»

 

Il rumore di un’auto che si metteva in moto!

Ringhiando, Moonfang, seguito dalla fedele telecamera, uscì di corsa dal magazzino. Quei poveri sacchi di carne spelacchiata non avevano la minima speranza di fare abbastanza in fretta da*

L’esplosione che lo colse di sorpresa lo scagliò via come una bambola in una pioggia di frammenti fiammeggianti. Il licantropo rimbalzò contro un muro e da lì andò a terra, dove ci rimase, incosciente.

Dietro di lui, l’intero magazzino si era trasformato in un’unica palla di fuoco…

 

“Dici che questo ne avrà ucciso qualcuno di quei buffoni in costume?”

“Mi basta che quella bestiaccia sia morta!” ribatté l’uomo al suo autista. Cristo, l’operazione era andata decisamente a &%£$, ma almeno ogni prova del coinvolgimento del capo era stata distrutta, e almeno quella specie di mostro che gli dava i brividi più di quegli altri buffoni doveva essere ormai ridotto ad un bell’arrosti*

Sbatté violentemente la testa contro il divisore cristallino, quando l’auto si arrestò di colpo come se avesse sbattuto contro un muro! “Idiota! Ma dove ce li hai gli oc—cavolo!”

 

L’auto aveva sbattuto contro un muro o un albero. Davanti al muso deformato e fumante stava una donna: una donna oscenamente obesa, con indosso un body vistosamente giallo. “Voi avete fatto male al mio ragazzo, signori,” disse, chinandosi in avanti. Sfondo quanto rimaneva del parabrezza ed afferrò l’autista. Questi sparò diversi colpi contro quell’abbondante bersaglio, ma i proiettili furono come assorbiti dalle pieghe della carne.

La donnona-blob lo tirò su per il bavero. “Tut-tut, non si spara ad una signora. Oh, e fra parentesi. Io sono Big Bertha. Molto piacere!” e così dicendo, lo sbatté contro il cofano! “E ora, vediamo di sistemare…” Ma a quel punto l’altro uomo se l’era svignata. Bertha lo vide imboccare una curva a tutta la velocità consentita dai suoi piedi. Teoricamente, avrebbe potuto intercettarlo con un balzo, tuttavia…

La sua preda lanciò un urlo terrificante quanto breve. Poco dopo, Moonfang emerse dalla curva con l’uomo ben stretto sottobraccio come un pacco. “Non posso mangiargli un braccio?”

“Evita certe uscite,” dissero dalla regia. “Sei un supereroe, non il babau di Cappuccetto Rosso. Limitatevi ad interrogarlo come vi ho detto e poi datelo alla legge.”

Bertha diede un paio di ceffoni al poveretto per svegliarlo. “Scusami, caro, ma io ed i miei amici ci terremmo tanto a sapere chi è il tuo capo. Se collabori, il mio cucciolo sarà contento, altrimenti…”

Quello annuì freneticamente e iniziò a cinguettare freneticamente. Per rispettare i termini di legge, quanto disse fu tagliato, per ora, dal sonoro.

E se vorrete sapere di più sul misterioso capo alla testa di un vile traffico di schiavi ed armi, restate sintonizzati per la prossima parte di Heroes Today! Con gli unici, irresistibili Vendicatori dei Grandi Laghi!

 

New Media Entertainment Group, Skinner Building, S Loomis Street, Chicago.

 

“Direi che come partenza non è male, ragazzi,” disse la donna in piedi al tavolo delle riunioni. “Stiamo traducendo la confessione del capitano, e verranno su dei bei sottotitoli se questo caso lo risolviamo bene. Considerando che siamo partiti da zero, e che abbiamo dovuto affidarci ad una campagna virale via facebook e twitter, lo share è decisamente buono. Continuiamo così, e un paio di stagioni con voi ci stanno alla grande.”

Dall’altra parte dello schermo gigante, Mr. Immortal tuttavia si sentiva a disagio. “Um, per questa cosa delle riprese della nostra vita privata…”

“Ripensamenti, forse?”

“Non proprio, ma non è facile mostrare così al pubblico anche ciò che c’è dietro le maschere. Sa, il fascino misterioso del supereroe eccetera eccetera…”

“Ne abbiamo parlato, Craig: Il pubblico è curioso proprio su ciò che c’è dietro le maschere. Il fascino misterioso è stato cestinato in favore della trasparenza. Si tifa meglio per il proprio beniamino se lo si conosce fino in fondo. E sì, state tranquilli: tutto ciò che va al di sopra del PG sarà escluso dalla trasmissione.”

“Perché ho l’impressione che lei stia sbavando, Miss Connor?”

 

“Le telecamere restano?” chiese DeMarr Davis, sorseggiando una Coca.

Craig si tolse la maschera. “Già.”

“Avevamo firmato, no?” fece Ashley Crawford, uscendo dal bagno con un asciugamano bene avvolto intorno alla sua figura di supermodella. “Di cosa vi lamentate, adesso?”

“Facile per te,” disse Craig. “Sei abituata a stare in pubblico, e le proposte per le sfilate fioccano da quando siamo entrati in questo programma. Io devo ancora abituarmi a mostrarmi. Non so cosa fare per aumentare il numero delle visite quando non siamo di pattuglia!”

“A quello bastiamo noi,” disse il licantropo. Afferrò la supermodella fra le sue braccia,  e assicurandosi che le telecamere li riprendessero a dovere, la coinvolse in un lungo bacio!

Val Ventura, dopo avere cronometrato alcuni secondi di quella performance, andò a controllare il numero di visitatori. “Credo che abbiamo appena infranto qualche record.”

Lycus sciolse l’abbraccio. “Visto? Non ci vuole molto.” Sollevò la donna e tenendola in braccio la riportò verso il bagno. “Odio fare la doccia da solo, lo sai.”

“Non ti facevo così intraprendente in pubblico,” commentò lei.

“Scherzi? Dopo avere passato tutto questo tempo a volare basso, potersi muovere alla luce del sole è la cosa migliore del mondo! Dopo di te, beninteso, tesoro. Sapete, dovremmo fare tutti un bel viaggio a Lykopolis.”

“Proporremo la cosa alla regia,” fece Craig osservando sullo schermo il contatore che ancora non dava segno di fermarsi. “Spero che vi rendiate conto che passeremo la notte a rispondere ad e-mail molto imbarazzanti.”

“Tutta invidia!” fece Lycus, chiudendosi la porta dietro. Poco dopo, udirono Ashley ridacchiare.

“Potremmo non doverci annoiare, invece,” disse una donna di colore, uscendo dalla cucina con una generosa porzione di riso alla creola fumante. “Scusatemi le maniere, ma sembra che queste trasformazioni in e da Thundersword mettano una fame da paura.” Mandò giù rapidamente un paio di bocconi, poi riprese il discorso. “Abbiamo le confessioni del capitano della nave e di quel faccendiere della SunFlower, no? Andiamo ben a fare una visita al loro ‘capo’. Se sistemiamo rapidamente la cosa facciamo un figurone di share. A parte…be’, loro.” Fece un cenno con la testa verso il bagno. Riprese a mangiare con tutta la foga di un coniglio. “Divino, modestia a parte. Nessuno ne vuole un po’?”

Craig mostrò un’espressione disgustata. “Una volta, per provare, ne feci una tale scorpacciata da restarci letteralmente secco.” E mentre lo diceva, una grossa scritta lampeggiante sullo schermo avvertiva

RAGAZZI, NON FATELO A CASA!

“E da allora quella roba non mi piace più tanto. Preferisco il buon vecchio hamburger, e non quelle robe precotte di—“ dovette interrompersi di colpo quando nell’auricolare la regia quasi gli urlò a morte “Attento con gli sponsor, maledizione!”

“—dei rivenditori a basso costo,” finì lui con una discreta scivolata d’ala. Poi si alzò e si strofinò le mani. “Ehi, Mack, cosa sai dirci con quelle informazioni che abbiamo ottenuto? Sono buone?”

 

La produttrice, Mary ‘Mack’ McConnor, e il regista, Stewart Cadwell, si scambiarono un’occhiata. Fu Stewart a rispondere, “Anche troppo: questo Ernest St Ives, alias il Letale Ernest non è uno da sottovalutare: è un mutante, almeno crediamo, col potere del tocco mortale. Se ti sfiora con un dito, o con una qualunque parte del corpo, sei morto. Se l’è fatta con Alpha Flight un paio di volte… Oh, e durante la prima era stato fatto a pezzi. Letteralmente. Non so se il suo tocco funziona attraverso le armature, ma cercate di evitare il contatto ravvicinato.”

“Non è sicuro che sia un mutante?”

“No, Big ‘I’. Sappiamo solo che questo tizio è nato nel 1895, in Francia, e di lui si persero le tracce dopo la prima guerra mondiale, quando fu dato per morto a Verdun. Poi riapparve a Quebec come signore locale del crimine, e appunto Alpha Flight gli stroncò gli affari. Avrà deciso di cambiare aria.”

“Le investigazioni procedono, gente,” intervenne Mack. “Naturalmente non renderemo pubblico alcuno sviluppo fino a quando non saremo sicuri della sua locazione e del suo coinvolgimento nella malavita di Chicago. Il nostro problema è che non sappiamo quale sia il suo alias. Abbiamo come l’impressione che non firmi i suoi documenti come ‘Letale Ernest’. Quindi, restate sintonizzati. Vi terremo aggiornati.” Quando la comunicazione aperta fu chiusa, ai membri del gruppo fu inviato un breve segnale acustico che indicava l’apertura del canale riservato. Da quel momento, dovevano proseguire ogni attività senza fare capire di stare ascoltando altre istruzioni.

“Abbiamo abbastanza dati da potere inquadrare almeno un paio di obiettivi sensibili delle attività di Ernest, anche se grazie a quella lingua lunga di Marisol ora potrebbe essere in atto l’evacuazione dei siti. Da una parte, questo danneggia la celerità delle operazioni, e sono sicura che la polizia non ci sarà grata. Ma dall’altro potremo portare avanti un maggior numero di azioni spettacolari nella caccia ad Ernest. Ora, penso che se facciamo passare almeno la notte, i vermi si sentiranno abbastanza sicuri da restare nella tana e domani in giornata riprenderete la caccia. Perciò, ricordate: niente idee geniali ad alta voce su questo caso, da ora in poi. Ah, e fate ben qualcosa, sacrato iddio! Se volevo un sex-show con quella strana coppia, assumevo solo loro!” E chiuse la comunicazione. “*sigh* super.”

 

“Qualcuno vuole cinese?” fece Craig sollevando la mano per primo.

“A me sta bene!” disse Marisol sollevando la forchetta, mentre ancora masticava. Il piatto ormai era quasi tirato a specchio.

Craig sembrava perplesso. “Val, è scientificamente possibile essere senza fondo?”

“Te l’ho detto! Essere T-sword fa venire una fame assassina. E poi sono sempre stata una buona forchetta. E brucio in fretta. Mia sorella invece è ancora molto…matronale, per così dire. Mi odia, credo.”

“Prendetene per tutti,” fece DeMarr, con gli altri che annuirono.

“Tripla razione per due,” disse Ashley.

“Quando la smetterete di giocare a Cappuccetto Rosso voi due”? Craig diede un paio di pugni sulla porta. “Almeno fatelo fuori dalla doccia, vorremmo usarla anche noi senza finire sotto ghiaccio!” un ringhio tremendo lo fece desistere all’istante. “Triplaperduesissignore! Chi viene con me? Non ho abbastanza braccia.”

“Vengo io,” si offrì Marisol. “Ne conosco uno ottimo ad un isolato, e concedono degli assaggi nell’attesa per ordini superiori a cinquanta dollari.”

 

“Ti manca New Orleans?” le chiese Craig quando furono in strada. Qualche ragazzo che stava seguendo lo show sul cellulare li stava già attendendo sulla soglia. Partirono i primi flash. Non c’era di che ridire: la campagna di promozione di Mack aveva fatto miracoli per rinverdire la loro immagine e togliergli la patina di ‘buffi perdenti’. Certo, nessuno di loro si illudeva: la produzione li aveva scelti perché c’era ben poco che potessero rischiare in termini di famiglia ed altri affetti. I VGL potevano permettersi di essere esposti pubblicamente in toto. Al massimo qualche criminale avrebbe potuto pensare di attaccare la loro casa, ma per quei problemi i legali della NMEG erano pronti e la produzione aveva tasche profonde.

Marisol annuì. Tranne sua sorella, lei aveva perso l’intera famiglia con l’uragano Kathrina. E non scherzava sul fatto che la sorella la odiava, anche se non per una questione triviale come la differenza di peso… “Voglio usare i miei guadagni con lo show per ricostruire la casa di famiglia ed aiutare il quartiere. C’è ancora così tanto da fare…” Sospirò, ma ritrovò in fretta il sorriso. “E voi? Volete fare i Vendicatori a vita?”

“Quanto più a lungo possibile, almeno. Insomma, siamo eroi, non facciamo questo lavoro per hobby anche se qualcuno continua a pensarlo. Abbiamo solo avuto…brutta pubblicità.”

“E cattivi scadenti come un Glen Grant. Questo Ernest è il vostro primo colpo grosso dal vostro esordio, giusto?”

“Eggià. Appena saremo pronti, gli daremo una sistemata… Senti, è molto lontano questo locale?”

“Proprio dietro l’angolo. Senti, ma Dinah dov’è? Se ne sta sempre in disparte, poverina. Non è la tua ragazza o qualcosa di simile?”

Craig fece spallucce. “Più imperscrutabile di una gatta. A volte è tutta coccole, altre si appollaia da qualche parte e non c’è verso di distrarla dal guardare il cielo. Però, su una cosa si può contare. Guarda.” Indicò un edificio, dove stava appollaiata una familiare figura alata. “Visto? Non smette di tenermi d’occhio. Mi segue ovunque vada. E poi--“ in quel momento, furono entrambi investiti da un fascio di luce.

Il fascio di luce dei fari di un SUV diretto a tutta velocità verso di loro! Craig fece appena in tempo a spingere via Marisol, prima di venire investito in pieno, in un fragore di lamiere!

CRAIG!” Marisol fece per alzarsi in piedi…poi il SUV si trasformò in una palla di fuoco, scaraventando lei a diversi metri di distanza e infrangendo molti vetri nei dintorni.

Dinah atterrò accanto alla donna. Silenziosa come sempre, la aiutò a rialzarsi. Marisol si sentiva come se le fosse passato addosso un treno, aveva le vertigini. Non fosse stato per il potere che scorreva dentro di lei, avrebbe subito ben più di uno stordimento… “Dobbiamo…aiutarlo. Oddio…” Dinah la tenne fermamente per le spalle. La silente creatura scosse la testa. “Ma che ti prende? Non lo vedi che--“

E in quel momento, una figura emerse dalle fiamme: Craig, con i capelli ancora in fiamme e il costume da Mr. Immortal sotto i brandelli anneriti dei suoi abiti. E non sembrava molto felice.

RAGAZZI, NON FATELO A CASA!

“Spegni le fiamme, Dinah.” E mentre lei usava le sue onde sonore per disperdere il fuoco, lui mostrò una busta chiusa in un materiale grigio. “Amianto, immagino. Era sul cruscotto. Be’, che hai da guardare a quel modo? Sì, mi piace portare il costume sotto i vestiti. E’ pratico.”

“Ma…ma…” Marisol sapeva che si chiamava Mr. Immortal per un motivo, ma che potesse uscire intero da un simile disastro…

Intanto, Craig aveva aperto la lettera. La telecamera volante che li seguiva fedelmente a distanza, inquadrò bene il testo.

 

Gentili VGL,

            Considerate questo dono un segno del mio apprezzamento per il vostro sconveniente intervento nei miei affari. Con un po’ di fortuna, almeno uno di voi è morto. Altrimenti, credo che dovremo rivederci molto presto.

 

            Cordiali Saluti.

 

                                                                                              Ernest St Ives

 

L’eroe accartocciò la lettera. “Bene. Questo significa guerra! E credo anche che prenderò anch’io una porzione extra, stasera, a proposito. Arrabbiarmi mi fa venir fame.”